Sunset

in Discovery-it6 years ago

Questo racconto è stato scritto per partecipare a Theneverendingcontest n° 82 S-P7-I2 di @storychain sulla base delle indicazioni del vincitore precedente @kork75

Tema: Imbiancare una parete
Ambientazione: Stazione dei treni

121 Muro.jpg
CC0 Creative Commons

Sunset

Rosso. Scarlatto. Come le sue guance, tinte di emozione. Come i suoi capelli, nascosti nel berretto nero. Aveva immaginato a lungo quel disegno, lo aveva replicato coi pastelli, le tempere, gli acquerelli, in scala più grande dal foglio alla tela. Lo sognava, a volte.
Rosso tramonto, fuoco fuori e dentro le viscere, e una sagoma nera che emerge nell’ultimo cielo del giorno.
Piano, doveva fare piano, e in fretta, molto in fretta, ma anche bene, perché per essere parte degli Sketch Guyz doveva realizzare una vera opera d’arte.
Sceglieva veloce la bomboletta dallo zaino e la agitava, poi premeva il tasto dell’erogatore e muoveva leggera il polso, con decisione, con sicurezza.

Blu. Oceano. Blu infinito come il cielo trapunto di stelle che un tramonto conduce per mano con sè. Come gli occhi intensi di Livio, di quella volta in cui le aveva detto “ti svelo un segreto”, e poi le aveva parlato dei Guyz, della loro arte.
Blu come il freddo di quella notte in cui lui l’aveva “salvata” dall’auto bloccata nel gelo e l’aveva portata con sé, e in un abbraccio a lungo atteso l’aveva fatta sua fra lenzuola di mare.
Prendevano forma le forme, e vita il tramonto e spessore il cielo e consistenza la sagoma in precisi e veloci movimenti furtivi nella notte scura.

Giallo. Oro. Come le stelle che illuminavano quella notte oscura, come i puntini che disegnava svelta nel cielo sul muro.
Oro, come il dente luccicante di Zarathustra, che scintillava nella penombra mentre alla luce gialla di un lampione le consegnava le carte.
<<Sarà alla stazione dei treni. Questo è il punto cieco alle telecamere, questo l’orario migliore. Avrai circa 12 minuti senza che passino treni, e quindi con la minore affluenza di gente. Se fallirai, non avrai una seconda occasione. Se non sarà abbastanza bello o preciso, non ti firmerai mai come una Sketch Guyz.>>. Così parlò Zarathustra.
Zara era il migliore di tutti loro, ma non sapeva disegnare nemmeno un gatto. Lui era il loro “architetto” e il loro “padre”, aveva un istinto artistico eccezionale, coordinava le operazioni, sceglieva i posti, a volte decideva anche i soggetti, affinché si armonizzassero con la città. Era riuscito ad ottenere un dialogo con il municipio per cui alcuni loro lavori artistici (non graffiti! Veri capolavori!) venivano commissionati e pagati. E poi armonizzava il gruppo, appianava gli screzi, incoraggiava i nuovi, ispirava i vecchi, aiutava tutti. Era il loro capo, anche se nessuno lo aveva mai eletto tale, nemmeno lui stesso. Era il loro punto di riferimento. Lei temeva di non piacergli, ma quando Livio glielo aveva presentato si era subito sentita a suo agio con lui, anche se non avevano scambiato più di otto o dieci parole in totale.
A lui aveva chiesto di far parte degli SG.
<<Il primo lavoro lo devi fare da sola, in anonimato, di notte, di nascosto. Devi dimostrare di avere coraggio e sangue freddo, di essere brava anche sotto pressione, anche su di un muro, anche con materiale artistico difficile come gli spray, anche se non usi il nostro nome. Valuteremo dopo, e decideremo se puoi unirti al gruppo>>

Viola. Indaco. Bianco. Nero.
I colori si succedevano uno dopo l’altro, i minuti passavano, il cuore martellava nel suo petto, mentre il sudore le bagnava la testa e la schiena, avvolta com’era in indumenti scuri per rendersi irriconoscibile.
Finito. Dodici minuti e mezzo: raccolse svelta le sue cose, doveva andarsene in fretta.

Lo apprese dal Tg del sabato sera, per caso.
Aspettava Livio per una cena al lume di candela, e mentre i profumi inebriavano la stanza invadendo i sensi di odori dolci e salati, una donna parlava al suo microfono indicando una parete bianca alle sue spalle. <<…una parete bianca dove fino a ieri era comparso il misterioso graffito di un tramonto dalle cui fiamme si levava in volo la sagoma nera di un’araba fenice. Uno dei lavori più belli che arricchiva la nostra città da questo lunedì, fatto da un eccezionale autore sconosciuto, è stato cancellato stanotte da una mano di vernice incolore. Ecco le foto di chi ha avuto la fortuna di vedere questa bellissima opera d’arte prima che venisse imbiancata. Il modus operandi sembra quello del gruppo Sketch Guyz, che mette alla prova con un vero e proprio esame d’ingresso chi aspira a far parte del gruppo e quando lo accetta ne cancella “le tracce”, perché l’artista possa abbandonare il passato e rinascere come membro dei Guyz. Abbiamo perso un’opera, quindi, ma abbiamo acquistato un nuovo, stupefacente e misterioso artista cui è già stato dato nome di “Araba Fenice”. Attendiamo con trepidazione i suoi prossimi lavori.>>

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