2026: l'anno del rimpiazzo?

in Olio di Balena4 days ago

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Nel 2025 , gli espertoni di Ai e i magnati delle tech giants ci hanno fatto una testa così: doveva essere l’anno della svolta ,l’intelligenza artificiale era pronta a cambiare tutto, con team interi di programmatori e ingegneri informatici rimpiazzati da agenti AI, aziende gestite da una sola persona affiancata da software “superintelligente”.

Ci avevano detto che l’AI avrebbe sostituito i lavoratori in tantissimi settori, e che la persona media sarebbe diventata sempre più "inutile" ( che brutto termine!).

In realtà ha sostituito qualcosa di molto più comodo: la responsabilità. È diventata l’alibi perfetto per licenziamenti, blocchi delle assunzioni e precarizzazione.

Ora siamo nel 2026 ed è il momento di fare un bilancio. È davvero successo tutto questo?

Nel corso del 2025, figure di primo piano come Mark Zuckerberg, Sam Altman e Dario Amodei hanno rilasciato dichiarazioni molto chiare. Zuckerberg parlava di AI capaci di lavorare come ingegneri di medio livello. Altman scriveva che sapevano ormai “come costruire l’AGI” e che gli agenti AI avrebbero cambiato radicalmente la produttività delle aziende. Altri ricercatori arrivavano a ipotizzare, entro il 2027, un’esplosione di intelligenza tale da rappresentare una minaccia esistenziale per l’umanità.

Ma cosa dicono i dati, al di là della retorica?

Nel 2025 , negli USA, si sono registrati circa 1,17 milioni di licenziamenti, il numero più alto dai tempi della pandemia. Tuttavia, solo circa 55.000 di questi sono stati direttamente attribuiti all’AI. Meno del 5%. Una percentuale lontanissima dalle profezie di disoccupazione di massa. Il caso Klarna è emblematico: dopo aver ridotto drasticamente il personale vantandosi di aver sostituito centinaia di operatori con l’AI, l’azienda ha ammesso che la qualità del servizio era peggiorata e ha ricominciato ad assumere esseri umani.

Anche Salesforce ha dichiarato che l’AI svolge fino al 50% del lavoro in alcune funzioni, giustificando migliaia di tagli. Peccato che, successivamente, sia emerso che molti dipendenti erano stati semplicemente ricollocati internamente. Non sostituiti. Spostati.

È così diffusa questa narrazione che ha persino un nome: AI washing. Attribuire all’AI decisioni aziendali molto più banali ,come il taglio dei costi o la correzione di errori di pianificazione , rende tutto più elegante agli occhi di investitori e media.

Sebbene ci siano stati diversi episodi simili, il più noto e clamoroso è quello di Engineer.ai (ora rinominata Builder.ai), dove con la piattaforma "Natasha" promettevano ai clienti che l'intelligenza artificiale sarebbe stata in grado di generare autonomamente fino all'80% del codice necessario per un'app, rendendo lo sviluppo rapido ed economico, ma invece l'azienda si affidava a un vasto esercito di programmatori umani, situati principalmente in India, che scrivevano il codice manualmente in tempo reale.

Molte grandi aziende avevano sovra-assunto durante la pandemia. Quando i tassi di interesse sono saliti e la crescita si è fermata, quei dipendenti sono diventati un costo. Dire “abbiamo sbagliato” non è una grande strategia di comunicazione. Dire “stiamo abbracciando l’AI per innovare” lo è molto di più.

Eppure, nonostante miliardi investiti, i risultati concreti sono scarsi. Uno studio del MIT ha rilevato che il 95% dei progetti AI lanciati dalle aziende non ha prodotto benefici misurabili. Un’indagine Deloitte ha mostrato che solo il 10% dei dirigenti vede un ritorno significativo dagli agenti AI. Il resto continua a investire per paura di “restare indietro”. È una spirale di FOMO: se funziona, investiamo di più. Se non funziona, investiamo ancora di più per farla funzionare.

Se l’AI non sta davvero sostituendo i lavoratori, perché allora è così difficile trovare lavoro? La risposta è più sottile. L’AI non sta espellendo le persone, sta bloccando l’ingresso. Congelamento delle assunzioni, mancato rimpiazzo di chi se ne va, delocalizzazione del lavoro verso paesi con salari più bassi. Tutto questo viene giustificato con la promessa futura dell’AI.

Il risultato è devastante soprattutto per i giovani. I dati della Federal Reserve di New York mostrano che i neolaureati affrontano tassi di sotto-occupazione superiori al 40%. I ruoli entry-level, fondamentali per costruire competenze e carriere, stanno scomparendo. Senza i neo-assunti, i junior come li chiamano oltreoceano, il sistema si inceppa: nessuno cresce, nessuno avanza, l’innovazione rallenta.

Nel frattempo, anche le profezie più estreme stanno venendo ridimensionate. Gli autori del famigerato “AI 2027” hanno già spostato in avanti le loro previsioni.

L’apocalisse può aspettare. Ma il danno comunicativo è fatto.

Grazie dell'attenzione e alla prossima.

Immagine realizzata con ChatGPT

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